Terminali da Drifting

Note generali

Il drifting è una tecnica di pesca che vede quale suo principale destinatario di cattura il tonno. Ma questo non è l'unica preda. Tale tecnica può infatti essere pratica anche per altre specie, anche se in verità quando le prede sono di taglia molto inferiore è più corretto parlare di Light Drifiting. Vogliamo qui presentare questa tecnica in via generale però, rimandando ad altri approfondimenti le specifiche variazioni. Anticipiamo semplicemente che tra il drifting ed il Light drifting la differenza principale consiste nel libraggio dell'attrezzatura ed in una serie di accorgimenti che, con il crecsere della preda, diventano più stringenti per l'esito della pescata.

Prede

Come anticipato il destinatario principale di questa tecnica è il Tonno, ma questo non significa che può essere utilizzata, con le dovute calibrazioni di attrezzatura, per Ricciole, Tonnetti, Scombri, Sugheri, Palamite.

Tecnica

Si pratica di giorno, con barca ancorata o a scarroccio. Generalmente ad una distanza dalla costa compresa tra poche miglia (1-2) sino a 20-25. La distanza ovviamente varia in relazione alla preda insidiata ed alla presenza sul posto in base alla zona di pesca. Fondamentale infatti è la conoscenza delle rotte dei pesci nella zona di pesca. Altra prerogativa di questa tecnica è la pasturazione. Questa costituisce infatti l'elemento fondamentale per attirare il pesce nella propria zona di pesca e renderlo attivo. In virtù di tale considerazione risulta evidente che pescare con condizioni di mare anche poco mosso provoca una dispersione della pastura con conseguente riduzione di efficacia della stessa.

Ancorati o scarroccio

La scelta, ovviamente, è relazionata principalmente alle condizioni del mare. In primo luogo allo scarroccio, determinato oltre che dalla direzione e forza del vento anche dalla tipologia di imbarcazione che si sta utilizzando, nonchè dalla corrente presente. Sicuramente a favore dello scarroccio è il fatto che lo si può praticare anche su fondali di 200-300 metri senza i relativi problemi di ancoraggio.

Esche

Pasturazione

Per questa si utilizzano generalmente sarde (a pezzi o macinate), cozze frantumate, pane secco triturato e mischiato con gli altri ingredienti, pesce di qualsiasi genere (purchè ovviamente a basso costo). Componente molto utile ed efficace è l'olio di sarda. Con questo si realizza una poltiglia oleosa diluendolo con acqua e mischiandolo con le sarde tritate.

Attrezzatura

Le canne e i mulinelli dovranno essere di dimensioni adeguate alla preda insidiata. Si potranno utilizzare pertanto canne dalle 10/20 libbre sino alle 50-80 libbre. I mulinelli saranno altrettanto potenti con predilezione per quelli a bobina rotante. Questi ultimi sono da preferire in quanto capaci di immagazzianare notevoli quantità di filo, fondamentali soprattutto nelle fughe iniziali di grandi esemplari.

Lenza

La lenza non è particolarmente complessa anche se deve essere costruita con alcuni accorgimenti. Questa è composta da un galleggiante scorrevole (oppure un palloncino legato sul trave principale, il quale generalmente scoppia quando avviene la mangiata) fermato con un nodo di filo di lana. Terminale calibrato per la preda insidiata e amo.

Nel primo esempio vediamo la storia del drifting. Questo terminale è stato un grande classico per anni che ormai è andato praticamente in disuso. Come un pò è successo per il wind on, il quale però ha avuto una vita molto più breve. Il terminale in esame era un classico per le canne carrucolate, di alto libraggio, diciamolo pure esagerato. Realizzato con la classica doppiatura effettuata con il bimini twist ed asola bloccata mediante manicotto. Nell'esempio l'asola viene doppiata.

 

Terminale da Drifting
Terminale da Drifting

Il secondo esempio a seguire invece rappresenta più o meno la tendenza attuale. L'avvento del multifibra con le sue esigenze ridotte di rinnovo in bobina, la sua riduzione dei costi e la sua resistenza maggiore a parità di diametro ha pian piano modificato tutto. Potendo utilizzare anche solo un 30 libbre per imbobinare i 500/600 metri necessari ha fatto si che che correlatamente si sia alleggerito tutto. Alleggerimento dell'attrezzatura e conseguentemente dei terminali è la tendenza degli ultimi anni. Di indicare quale terminale lo 0.60 che molti utilizzano io non me la sento. Il Big Game può riservarci quando meno ce lo aspettiamo la cattura del pesce della vita e perderlo per aver usato uno 0.60 non credo sia una bella esperienza.

Terminali da Drifting schema 02
Terminali da Drifting schema 02

Il terzo esempio è identico al secondo ma lo riporto in quanto evidenzia un altra corrente di pensiero che si è creata a seguito dell'alleggerimento delle attrezzature e del passaggio al multifibra. L'inserimento della cosiddetta "molla". Data la maggiore rigidità del multifibra in fase di combattimento la lenza ci concede meno protezione da eventuali errori. Anche se occorre dire che i fusti delle canne si sono evoluti e parzialmente ora provvedono loro ad effettuare questa compensazione. In pratica è vero che il nylon ha una elasticità maggiore del multifibra ma è anche vero che veniva utilizzato con canne sovradimensionate e piuttosto rigide. Per cui valutate voli. Detto questo a seguire un classico esempio con molla.

Un ultimo dettaglio che mi sento di far notare è relativo alla legatura dell'amo mediante l'utilizzo della redance. In questo tipo di lenza il suo utilizzo è fondamentale, in particolare se si pesca senza "molla". Tutta la trazione e ogni ripartenza improvvisa si va a concentrate sulla legatura dell'amo il quale inoltre è sottoposto anche a trazioni non in asse. Ecco perchè l'uso della redance diviene fondamentale.

Terminali da Drifting schema 03
Terminali da Drifting schema 02

Azione di Pesca

Giunti sul posto prescelto si esegue un giro a "8" e si getta contemporaneamente la pastura. Sia quella oleosa che quella densa a pezzi, avendo cura di inserire qualche sarda intera. Queste ultime sono quelle che abituano il pesce ad attaccare esche simili a quella che utilizzaremo in pesca. Compiuta l'operazione si ferma la barca e si cala la pastura preparata in sacchi di rete con maglie più o meno larghe. Questa defluirà piano piano dalla rete e attirerà il pesce verso la nostra barca. Si calano le lenze, e vengono mantenute ad una distanza di circa 30-60 metri dall'imbarcazione e le esche andranno posizionate ad una profondità di circa 25-30 metri. Durante la fase di pesca si continua a pasturare gettando pezzi sarda in acqua, ad intervalli regolari,. in modo da contribuire all'azione dei sacchi di rete calati sotto la barca.

Il drifting agli alletterati

Il drifting agli alletterati non è una pesca con delle specifiche ben precise tale da renderla univocamente identificabile, e quindi denominabile, come tante altre.

Possiamo chiamarla drifting in quanto ha molte delle caratteristiche di questa pesca, così come ha delle affinità con il Light Drifting. In pratica quello che fa la differenza sostanziale è il libraggio dell’attrezzatura. Nel Light drifting più leggera, nel Drifting, più pesante.

Essendo praticamente invariata l’azione di pesca infatti, non è difficile effettuare delle catture di alletterati mentre si sta effettuando una battuta a drifting specificatamente rivolta ai tonni. Più difficile è il caso di catture di alletterati pescando a Light drifting in quanto la zona di pesca (generalmente la batimetrica) non è quella in cui questi pesci stazionano.

Volendo realizzare una sorta di tabella di riscontro potremmo semplificare con queste relazioni:

Light drifting – pesci dai 4/5 etti fino ai 5/6 kg – Batimetrica 30/40 metri

Drifting agli alletterati – pesci dai 5/6 kg fino ai 10/12 kg – batimetrica 50/60 metri

Drifting – pesci dai 20/30 kg fino ai 200/400 kg – batimetrica 90/110 metri

Le attrezzature ovviamente saranno correlate.

Attrezzatura

Per il drifting agli alletterati possiamo utilizzare:

Canne: di libraggio compreso tra le 15 e le 30 libbre.

Piccola nota: Visto l’attuale panorama di prodotti presenti sul mercato è evidente che generalizzare in questo modo dice tutto e niente, nel senso che non è possibile confrontare canne solo a parità di libraggio senza tenere conto di tutte le specifiche. E’ una semplificazione indicativa. Ad ognuno di noi il compito di capire e scegliere quella che ci sembra più adatta.

Mulinelli: Ovviamente rotanti e da preferire quelli con frizione a leva. Anche il dimensionamento del mulinello è una cosa soggetta ad evidenti semplificazioni. Parlare di un mulinello misura 4/0 piuttosto che dire 20/30 libbre senza considerare tutte le specifiche dello stesso non offre un quadro realistico. Diamo queste indicazioni solo per offrire un quadro complessivo. Da ricordare che, ad esempio, un mulinello già solo per il fatto che venga imbobinato con monofilo piuttosto che multi fibra comporta una differenza di capacità piuttosto notevole. Infatti, tendenza degli ultimi anni, è quella di ricorrere a mulinelli di misura diciamo ridotta per poi imbobinarli con il multi fibra ed avere la stessa capacità di un mulinello di dimensione maggiore ma imbombinato con monofilo.

Lenza madre: questa dovrà essere calibrata alle prede sopra dette per cui intorno alle 30/40 libbre.

Terminale: il materiale è ormai l’obbligatorio fluorocarbon. Il libraggio praticamente identico a quello della lenza madre.

Ami: Per quanto riguarda la misura i 5/0 o 6/0 sono indicati. Per quanto riguarda la tipologia (circle, J, etc.) a voi la scelta.

Innesco: Sarda intera o sarda a metà 

Azione di pesca: Come detto questa tecnica di pesca è praticamente identica al drifting, per cui le operazioni saranno le stesse. Le differenze principali che si possono evidenziare riguardano la pasturazione. Questa potrà essere ridotta ed effettuata con pezzetti di sarda.

 

Drifting al Tonno Rosso

1. Descrizione generale

Il drifting può essere direzionato alla cattura di varie prede (pesce spada, alletterati, tonni, etc.), ma il re è ovviamente lui, il tonno rosso.
A seconda della zona di pesca la nostra preda può assumere diverse dimensioni, determinando esigenze diverse per quanto concerne la nostra attrezzatura. Canna, mulinello, lenza madre, girelle e ami dovranno essere omogeneamente calibrate. Generalmente si può approssimativamente così correlare l’attrezzatura:

• Per taglie fino a 50 kg (30/50 libbre)
• Per taglie fino a 100 kg (50/80 libbre)
• Per taglie oltre i 100 kg (80/130 libbre)
Il dimensionamento dell’attrezzatura deve essere determinato oltre in base a quanto detto, anche in base alla propria esperienza e sportività. E’ evidente infatti che maggiore è il libraggio, a parità di peso del tonno, e più facile sarà la cattura in quanto avremo un margine di sicurezza che consentirà di forzarlo in fase di recupero. Ovviamente vale anche il contrario, con conseguente aumento dei tempi dell’azione e aumento dei rischi di rottura.

2. Il Tonno

Tonno rosso (Thunnus thinnus), è un pesce con straordinarie capacità natatorie, una perfetta macchina idrodinamica. Corpo allungato, fusiforme, pinne retrattili e tanta, tanta potenza muscolare. Si nutre di sgombri e di cupleidi (sardine e acciughe). Può raggiungere Gli esemplari "giganti" raggiungono il peso di oltre 600 chilogrammi.

3. Attrezzatura

3.1. Barca

La barca dovrà in primo luogo consentirci di raggiungere il luogo di pesca in tranquillità ed essendo lo stesso, a volte, posto ad una certa distanza dalla costa, essere di conseguenza adatta allo scopo. Dovrà inoltre, possibilmente, avere un ampio pozzetto, per facilitare tutte le operazioni di pesca, nonché consentirci di portare a bordo la eventuale preda (da questo punto di vista meglio quelle dotate di portello sul pozzetto). Se dotata di sedia da combattimento meglio, ma non è fondamentale. Detto ciò è evidente che le candidate ottimali sono i grandi fisherman, ma ciò non toglie che anche con delle walkaround, delle open o dei gommoni ci si può comunque cimentare in questa pesca.

3.2. Canne

In base al libraggio
o 30 lbs – indicate per i più esperti o quando si è certi che in zona non ci sono tonni oltre 50/60 kg
o 50 lbs – indicate quando si ha una certa esperienza in quanto aumentano i rischi ma anche la sportività del combattimento e con essa l’adrenalina
o 80 lbs – sono quelle da utilizzare se non si ha esperienza, consentono di mantenere un certo grado di sicurezza
o 130 lbs – per tonni giganti (oltre i 150 kg)
Stand-Up: utilizzata senza sedia, in posizione retta coadiuvata con il classico renale da combattimento, è generalmente lunga circa 1,70-1,80 metri
Da sedia: deve essere di tipo Trolling, ha una lunghezza maggiore rispetto alla precedente 8sui 2,10 metri)
Entrambe le tipologie hanno generalmente lunghezze variabili tra 1.80 e 2.10 metri
La differenza di lunghezza delle 2 tipologie è connessa alla differente azione in fase di pompaggio. Possiamo dire che sostanzialmente è una questione fisica legata al punto di leva che cambia tra l’azione in stand-up e quella su sedia.
Esistono anche tipologie ibride, cioè con lunghezza da trolling ma con punto di applicazione del mulinello, e quindi correlata variazione del punto di leva, più basso.
Entrambe tassativamente dotate di passanti a carrucola che consentono un minor attrito e di conseguenza un minor surriscaldamento del filo durante la fuoriuscita.

3.3. Mulinelli

I mulinelli possono avere 2 serie di misure. La correlazione è la seguente:
o 12/0 - 130 lbs con canna da 80 lbs
o 9/0 - 80 lbs con canna da 80 lbs o 50 lbs
o 6/0 – 50 lbs
I mulinelli per la pesca del tonno sono i rotanti. Alcuni, ultimamente, stanno iniziando a pescare tonni con mulinelli a bobina fissa, ma questo è un argomento di dettaglio che ci porterebbe fuori tema.
I mulinelli a bobina rotante possono distinguersi in 2 tipologie:
• con frizione a stella
• con frizione a leva
La differenza consiste sostanzialmente nel fatto che quelli a stella non hanno dei valori di carico attribuiti alla rotazione della frizione. Questo significa, sostanzialmente che, per conoscere i corrispondenti valori di carico alle correlate rotazioni della stella occorrerà fare delle prove e segnarle.
I mulinelli con frizione a leva invece hanno dei valori di carico corrispondenti alle posizioni della leva che possono essere desunti dalla lettura del manuale.
Le due tipologie si differenziano, di conseguenza, anche per la nomenclatura. Sinteticamente, per la pesca del tonno si potranno utilizzare:
Per tonni sino a 70/80 kg
Mulinello con frizione a leva: 50 Lb con lenza madre 80 Lb
Mulinello con frizione a stella: 9/0 con lenza madre 80 Lb
Per tonni oltre i 90 kg
Mulinello con frizione a leva: 80 Lb con lenza madre da 100/120 Lb
Mulinello con frizione a stella: 12/0 con lenza madre da 100/120 Lb
Il mulinello rotante con frizione a leva presenta un vantaggio da non sottovalutare nella pesca al tonno. Questo infatti ci consente di tarare la frizione su di un determinato libraggio (utilizzando un dinamometro). In questo modo potremo regolare la frizione sullo strike alla taratura desiderata ed avere sulla posizione di massima resistenza una corrispondente taratura per il combattimento. Molti di questi, inoltre, presentano una scanalatura sullo scorrimento della leva che consente di prevenire inavvertite tarature oltre il carico desiderato. La taratura sullo strike costituisce un argomento di particolare rilevanza e solleva contrapposte opinioni. Ci sono angler che utilizzano tarature fisse, a prescindere cioè dal libraggio dell’attrezzatura, in quanto ritengono che sia fondamentale avere una determinata resistenza iniziale (4-5-6 Kg). Altri che optano per la scelta proporzionale rispetto al libraggio dell’attrezzatura. Ulteriore questione che incide è determinata dal tipo di amo che si è scelto. La scelta di circle hook di un determinato tipo rispetto ad altri, anima di nuovo le contrapposizioni e le teorie. Cercheremo in un articolo specifico di affrontare la questione.

Una nota generale inerente il mulinello è questo deve essere di ottima fattura. Inutile dire che il tonno è il re del mare, una macchina capace di sottoporre a sollecitazioni spventose la nostra attrezzatura e capace di mandare in fumo in pochi secondi giorni di preparazione e ore di attesa.
La parte maggiormente sottoposta a sollecitazioni è evidente che è la frizione del mulinello. Questa può essere costituita da vari materiali (generalmente carbonio) ed avere diverse specificità. La cosa fondamentale, al di là della scelta soggettiva è, di nuovo, che sia di ottima fattura.


Nota sulla taratura della frizione

Un aspetto di particolare rilevanza nella pesca al tonno è costituito dalla lunghezza di lenza in acqua. Il tonno, come si sa, combatte con fughe di notevole estensione lineare e queste determinano una conseguente fuoriuscita di lenza dalla bobina. Questo, come primo elemento, determina ovviamente la necessità di mulinelli di abbondante capienza. Correlatamente però c’è da tenere presenze la fisica del fenomeno. Man mano che il filo fuoriesce dalla bobina il suo diametro tende a diminuire, di conseguenza il braccio di applicazione della forza, e con esso aumenta la forza applicata. Per cui, quando il pesce prende la sua fuga, noi abbiamo la frizione tarata su di un certo libraggio (supponiamo 1 kg). Dopo che avrà sbobinato 100 metri la taratura della frizione sarà aumentata (supponiamo 1.5 kg). E così via per i successivi metri. Questo, in breve, significa che quando il pesce va in fuga se vogliamo mantenere lo stesso livello di taratura dovremo man mano allentare la frizione (e non aumentarla come verrebe di istinto fare).

3.4. Lenza madre

L’imbobinamento del mulinello può essere effettuato con varie tipologie di filo, dal dacron al multi fibra al classico nylon.

Dacron
Il dacron: è un trecciato di filamenti in poliestere che mantiene inalterate le proprie caratteristiche al contatto con l'umidità. Non è elastico, e ciò produce un contatto diretto con l’esca ma di contro riduce i margini di sicurezza in fase di combattimento.
L’evoluzione tecnica degli altri materiali ha condotto al suo graduale ababndono.

Multifibra
Il multifibra: è un trecciato di polietilene che garantisce notevoli carichi di rottura a parità di diametro, garantisce un buon affondamento delle esche grazie proprio alla sua ridotta sezione, di contro anch’esso ha una elasticità quasi nulla e, non ultimo dettaglio, un costo piuttosto elevato.

Nylon
Ha una ottima elasticità, un costo inferiore, delle capacità di rottura inferiori rispetto al multi fibra ma, viste le ultime innovazioni, comunque un ottimo prodotto per la nostra pesca. In definitiva risulta essere, al momento, il compromesso ideale.

3.5. Le Girelle

Come detto la presenza di almeno una girella è di fondamentale importanza. Questa svolge il compito di assorbimento delle torsioni che, considerate le notevoli quantità di filo sbobinate e le fughe del pesce in tutte le direzioni possono diventare drammatiche ai fini della tenuta della nostra lenza.
Anche per questo accessorio quindi è bene non lesinare e affidarsi a componenti di comprovata capacità e resistenza e di libraggio sovradimensionato rispetto al complesso dell’attrezzatura.

3.6. Amo

L’amo è uno degli elementi costituenti l’attrezzatura, fondamentali nella pesca al tonno. Questo in quanto, la mangiata del tonno avviene generalmente secondo la seguente sequenza:
• Mangiata: il tonno afferra l’esca con la bocca. Questa avviene praticamente in corsa. Cioè il tonno non si ferma per mangiare, ma afferra l’esca mentre continua il suo percorso;
• Il tonno continua la sua traiettoria. Avendo l’esca in bocca, man mano che avanza mette in trazione la lenza fino a provocare il classico sfrizionamento del mulinello;
• A questo punto il tonno avverte la trazione della lenza e aumenta la sua velocità di nuoto e contemporaneamente, a causa della trazione, si allama;
• Giunti a tal punto il nostro amo si sarà infilato nella mascella o nel palato del pesce;
• Nel frattempo, la trazione della lenza e lo sfrizionamento del mulinello avranno allertato il pescatore che avrà provveduto a posizionarsi con la canna;
• Il posizionamento può essere:
o Su sedia
o In stand-up
• Inizia il combattimento. Questo può durare anche alcune o molte ore. Dipende dalla grandezza del pesce allamato e dal libraggio della nostra attrezzatura. Tanto più quest’ultima sarà sottodimensionata rispetto alla grandezza del pesce, tanto meno si potrà forzare i recuperi, tanto più durerà il combattimento;
Per tutto il tempo del nostro combattimento, tutta la nostra attrezzatura, nonché noi stessi, saremo sottoposti a continue sollecitazioni, a volte anche estreme, cioè al limite del punto di rottura dell’attrezzatura stessa. Questo, nuovamente, in base alla relazione libraggio attrezzatura, peso del pesce allamato. E’ evidente che, ogni singola componente, nodi compresi, saranno messi a dura prova ma, in modo particolare, a dura prova sarà messo il nostro amo. Questo, infatti, oltre a dover sopportare la trazione diretta dovrà anche sopportare le continue rotazioni e trazioni trasversali che da un lato ne potrebbero determinare la slamatura del pesce, dall’altro compotare anche la rottura dell’amo stesso. Gran parte dell’esito è pertanto affidato a lui. Corretto deve essere il suo disegno, corretto deve essere il suo dimensionamento. Ricordiamo infatti che, a seconda del tipo di amo, questo avrà una maggiore o minore resistenza da un lato, una maggiore o minore capacità di penetrazione dall’altro. Pertanto la sua scelta dovrà essere effettuata anche tenendo conto del libraggio complessivo dell’attrezzatura scelta.
I più utilizzati sono:
• Dritto a gambo lungo: di sezione rotonda e robusta in acciaio temperato. Viene utilizzato con attrezzature calibrate sulle 80-130 libbre.
• Gambo corto piegato: generalmente in acciaio o in lega leggera, caratterizzato dalla punta piegata verso il gambo, è molto penetrante e viene utilizzato, generalmente, accoppiato ad attrezzature dalle 50 alle 130 libbre.
• Gambo corto molto piegato (Circle Hook): è un tipo di amo che si è diffuso negli ultimi anni. La sua caratteristica consiste nella accentuata curvatura della punta verso il gambo, è in acciaio forgiato.
Le misure più utilizzate sono 7/0, 8/0 e 9/0

3.7. Terminale

La parte di lenza montata dopo una girella che lo collega alla lenza madre.
E’ la parte sottoposta all’azione abrasiva della dentatura del pesce nonché ad eventuali abrasioni dovute a contatti con lo scafo quando il pesce giunge sotto bordo.
La sua lunghezza è generalmente pari alla distanza tra l'acqua e il vettino della canna. Questo in quanto in tal modo quando la girella giunge sulla punta della canna il pesce è in superficie e pertanto raffiabile.
Generalmente in fluorocarbon da 100/130 Lb, legato o crimpato mediante manicotti (questi dovranno essere calibrati sul diametro del filo).
Alcuni, per aumentare la libertà di movimento dell’esca utilizzano oltre la girella di giunzione tra terminale e lenza madre, una ulteriore girella montata direttamente sull’occhiello dell’amo (questi vanno acquistati premontati).
Il fluorocarbon è diventato il materiale di riferimento per la costruzione dei terminali, ed anche quelli da tonno non fanno eccezione. La sua caratteristica fondamentale è l’indice di rifrazione che, essendo simile a quello dell’acqua, lo rende praticamente invisibile in acqua, oltre ad essere molto resistente all’abrasione. Di contro presenta una rigidità maggiore rispetto al classico nylon che incide da un lato per la tenuta (ha un minore comportamento elastico), dall’altro in quanto rende l’esca meno adescante.

Materiale

Fluorocarbon: lo si può considerare un nylon con un indice di rifrazione vicino a quello dell’acqua e pertanto meno visibile, rispetto al tradizionale nylon, dal pesce. A parità di libraggio hanno diametri maggiori ma garantiscono una visibilità in acqua inferiore. Rispetto al nylon tradizionale è molto più rigido e quindi, sui diametri utilizzati di particolare consistenza richiedono l’utilizzo dei manicotti in luogo dei nodi.

Colore

Deve essere scelto in base al colore ed alla trasparenza dell’acqua nonché alla profondità dell’azione di pesca. Generalmente
Verde
Neutro
Rosa
Nero – adatto per profondità maggiori

Diametro

Dovrà essere correlato alla dimensione delle prede presenti. In via generale:
0.9-1.3 mm – 50-100kg
>= 1.3 mm (250 libbre) per prede superiori

Leader wire: è un monocavo in acciaio che per molto tempo è stato il materiale più utilizzato per la realizzazione dei terminali per tonno. Con il progredire delle capacità tecniche dei nylon è stato gradualmente abbandonato. Ha un carico di rottura, a parità di diametro, superiore al nylon, ed è molto più resistente all’abrasione. Il suo difetto risiede nella totale assenza di elasticità. Tale caratteristica comporta, quale ripercussione in azione di pesca, che conferisce all’esca un ridotto movimento rendendola meno adescante.

3.8. Elementi di corredo


• Raffio
o Fisso o Volante
• Cintura da combattimento
• Pugnale
o ben affilato, pronto a tagliare la lenza qualora capiti un eventuale imprevisto, sarà fissato alla sedia da combattimento oppure sistemato a stretta portata di mano.
• cime
o per assicurare il tonno alla plancetta esterna

3.9. Equipaggio

In via generale si può dire che il numero ideale è 4.
• Skipper: persona addetta alle manovre dell’imbarcazione durante il combattimento
• Angler: persona addetta alla canna
• Mate: persona addetta a raffiare il tonno quando giunto sotto bordo
• Tuttofare: persona che aiuta nel recupero delle canne dopo lo strike e si occupa di tutte le altre varie incombenze (come ad esempio la legatura della cima alla boa dopo lo strike, se ancorati)

3.10. Esche

L’esca principe è sicuramente la sarda. Sia per la pasturazione che per l’innesco. Questo non toglie che li si possa insidiare utilizzando anche altre specie di pesce azzurro (sugherello, etc.).

4. La Montatura


La montatura classica è composta come di seguito descritta:

  • Doppiatura della lenza madre di circa 9 mt. tramite "Bimini twist"
  • Collegamento della girella sull’asola con nodo "Offshore swivel";
  • Collegamento del terminale in nylon o in fluorocarbon alla girella

Il terminale è generalemte lungo massimo 2-2,5 mt. E composto da 2 asole alle 2 estremità. Una in cui è collegato l'occhiello dell'amo, l'altra in cui è collegato il moschettone. Le asole possono essere realizzate con nodo (nail loop, nodo del tubicino) oppure mediante crimpaggio (utilizzando i manicotti).

E’ bene proteggere le asole con tubicini di materiale plastico.

Serraggio dei manicotti

La cosa fondamentale, per la corretta riuscita dell’operazione, è la scelta della accoppiata manicotto-filo. Il diametro del filo e quello del foro del manicotto dovranno essere calibrati. L’operazione dovrà essere eseguita con le specifiche pinze aventi l’incasso del diametro del manicotto (esterno) che stiamo utilizzando. Eseguita l’operazione testiamo con l’ausilio di un dinamometro il risultato ottenuto verificando la resistenza per lo specifico libraggio.

4.1. Doppiatura

Questa, per molti, è una operazione fondamentale, per altri un accessorio della lenza che viene evitato mediante l’utilizzo di lenza madre di maggiore libraggio. Se decidete di eseguirla dovrete doppiare circa nove metri di lenza (secondo le norme IGFA) e la fermeremo con un nodo Bimini Twist, mentre al capo della doppiatura, per il collegamento della girella realizzeremo un Offshore Swivel Knot.

La girella dovrà essere sovradimensionata rispetto al libraggio della lenza. Generalmente una da 150-250 libbre. A questa viene fissato il finale, di ottima qualità (generalmente specifici per questo tipo di pesca), di circa 2 metri di diametro variabile da 1.4-1.8. Al finale legheremo un amo del 9/0-10/0. La legatura può essere effettuata con nodo oppure mediante manicotti.
Una cosa molto importante da tenere presente, nelle eventuali varianti, è che la lenza deve essere dotata di almeno una girella. Se si sceglie, ad esempio, di non utilizzare la girella per il collegamento della lenza madre al terminale, questa dovrà essere posta sull’amo (si possono acquistare con girella premontata o montarla da soli). La presenza di almeno una girella è fondamentale per l’assorbimento delle torsioni della lenza. Queste, viste le fughe del pesce e la notevole quantità di filo sbobinato, diventano significative e molto pericolose per la tenuta.

5. Azione di pesca

5.1. Scelta dello spot

Per la scelta del luogo di pesca è quasi inutile dirlo, occorre andare dove è certa la presenza o il passaggio della nostra preda. Per far questo occorre sostanzialmente informarsi nelle zone in cui si vuole pescare.
I pescatori, si sa, sono restii a fornire queste informazioni, ma non occorre conoscere la coordinata precisa, occorre solo sapere qual è la zona in cui stazionano, e questo si può riuscire a farselo dire.

5.2. Pasturazione

Per la pasturazione occorrono circa 2/3 cassette di sarde fresche (8/9 chili a cassetta). Queste possono essere gettate intere, oppure sminuzzate, oppure in parte intere ed in parte sminuzzate, oppure ancora sminuzzate e messe a macerare in un secchio con del pane e acqua di mare.
Giunti sul posto di pesca potremo effettuare la pasturazione secondo 2 diverse metodologie:
1. effettuiamo una serie di di giri concentrici con la barca, sempre più stretti, e contemporaneamente rilasciamo in acqua le sarde. In questa operazione ne rilasceremo circa 5 kg. In alternativa ai cerchi concentrici potremo effettuare la classica manovra ad otto.
2. La cosiddetta “strisciata”. Giunti nella zona di pesca non faremo altro che proseguire in linea retta per circa un centinaio di metri e contemporaneamente rilasceremo in acqua in modo omogeno, i nostri 5 kg di pastura.
Completata la pasturazione iniziale, calate le lenze in acqua, fissate le canne ai portacanna e assicurate queste ultime con delle sagole si inizierà con la pasturazione. Questa dovrà essere omogenea e continua. Si dovrà cioè cercare di creare una scia e di mantenerla costante per tutta la durata della battuta di pesca al fine di indurre il pesce a risalirla (capita sovente di ritrovarselo sotto barca).

5.3. Ancoraggio o deriva

Terminata la pasturazione iniziale, ci si presenta la necessità di effettuare una scelta:
1. Ancorarsi
2. Pescare in deriva
La scelta dovrebbe essere effettuata tenendo conto delle correnti presenti. La pastura viene effettuata per portare il pesce sulla nostra esca. E’ evidente quindi che questa dovrà posizionarsi e permanere all’interno di essa. In presenza di forti correnti la pastura tenderà ad allontanarsi velocemente e quindi, se avremo deciso di ancorarci, la nostra esca rischierà di trovarsi fuori dalla scia. Al contrario, in assenza di correnti, ed essendoci ancorati, la pastura non creerà la scia ma tenderà ad affondare e la nostra esca sarà di nuovo in assenza di scia. Per cui bisognerebbe ancorarsi quando la corrente allontana la pastura dalla barca, tanto da creare la scia, pescare in deriva quando invece la scarsa corrente non consente di creare la scia in modo tale che il movimento della barca contribuisca a formarla.
In ogni caso, se si decide di ancorarsi ci si deve ricordare di preparare una boa ben visibile alla quale assicurare la cima dell’ancora al momento dello strike in modo tale da avere la barca libera di muoversi e al contempo di poter recuperare l’ancora successivamente. A tal scopo sarà bene prendere nota delle coordinate, il tonno potrebbe portarci anche molto lontano dal punto iniziale di strike.

5.4. Assetto

L’azione di pesca si può svolgere con una o più canne. Il numero delle canne in pesca docrà essere correlato a 2 fattori:
• Grandezza del natante utilizzato. La disposizione sul mezzo deve essere agevole tenendo conto della necessità di dover recuperare le lenze dopo che si è avuto lo strike su di una canna.
• Equipaggio. L’operazione di recupero della preda comporta alcune operazioni che richiedono l’apporto di più persone, oltre che il recupero delle lenze come detto. Pertanto la determinazione del numero delle canne in pesca dovrà tener conto anche di questi fattori.
Queste, in base al numero scelto (generalmente non più di 4) andranno fatte lavorare a profondità diverse, distanze diverse, ma sempre all’interno della scia. La disposizione potrà variare a seconda della corrente e se si è scelto di pescare ancorati o in deriva. L’importante, comunque, sarà mantenere l’esca in scia.
Generalmente l’assetto di pesca è composto da 3 canne con la seguente disposizione:
1. Una canna con lenza con galleggiante. Generalmente un palloncino gonfiabile, di quelli utilizzati nelle feste, ma particolarmente resistente, fiilata a circa 40 metri dal natante e affondata a circa 30/40 metri con piombo a perdere. A perdere significa, in pratica, che il piombo viene legato con un elastico molto esile, tanto da rompersi nella fuga della preda;
2. Una canna con lenza identica alla precedente ma filata a 20/25 metri dal natante e affondata a 15/20 metri
3. Una canna con lenza libera. Cioè senza piombo e senza galleggiante filata a circa 10/15 metri dal natante.
Cosa molto importante, per non rischiare di vedere la propria canna solcare in solitario le profondità del mare è di fissare tutte le canne su dei robusti portacanne (in acciaio) e di assicurarle ulteriormente con sagole robuste.

5.5. Innesco

L’innesco delle sarde, sgombri, boghe, sugarelli, etc. deve essere effettuata, a prescindere dal tipo di amo scelto, dovrà avvenire o sulla testa o sulla pancia. Tipico è l’innesco di 2/4 sarde per la testa (infilando l’amo nelle cavità degli occhi una dopo l’altra). Da evitare è l’innesco sulla coda.

5.6. Strike

Dopo lo strike non ci si deve far prendere dal panico. Occorre aver chiare le operazioni da eseguire, i compiti da svolgere, e mantenere la calma. In sintesi, queste sono le operazioni da eseguire:
1. Strike. Il tonno afferra l’esca con la bocca e corre via. Generalmente con una violenta partenza che lo porta a raggiungere anche i 100 kmh e a sbobinare anche anche 300/400 mt. di lenza.
2. Lo Skipper si posiziona al comando e avvia i motori;
3. L’Angler indossa il giubbotto da combattimento e si posizionerà con la canna sulla sedia oppure sul pozzetto;
4. Il Mate e il Tuttofare provvederanno nel frattempo al recupero delle altre lenze e a legare la cima dell’ancora alla boa preparata, se ancorati;
5. Tutto questo avverrà mentre il tonno starà proseguendo la sua fuga e mentre l’Angler, valutando la fuga della preda cercherà di capire se è il caso o meno di manovrare la frizione del mulinello;
6. Lo Skipper nel frattempo, su indicazioni dell’Angler, inizierà a seguire la fuga del tonno. Questa operazione è particolarmente delicata e deve avvenire in piena sintonia tra Angler e Skipper. Mentre lo Skipper, seguendo le indicazioni dell’Angler, segue la fuga del tonno con una andatura indicata dall’Angler, quest’ultimo inizierà il recupero in modo tale da mantenere la lenza sempre in tiro. E’ evidente pertanto che le operazioni contemporanee di Angler e Skipper devono essere perfettamente coordinate.
7. Il tonno effettuerà varie fughe. Queste potranno essere più o meno lunghe, più o meno determinate e vigorose. Durante ogni fuga Skipper e Angler ripeteranno l’operazione sopra detta.
8. Quando lo skipper inizierà a notare i primi cedimenti lo Skipper posizionerà il natante in parallelo al tonno. In questo modo la trazione del pesce troverà l’opposizione determinata dal natante stesso e contribuirà a esaurire le sue forze.
9. Se dopo l’operazione sopra detta il tonno dovesse di nuovo manifestare una forte capacità di resistenza, assecondarlo cedendogli filo, fin quando non si potrà ricominciare a fare opposizione.
10. Se accade, e può accadere, che nelle sue fughe il tonno cambi repentinamente direzione, e che la nuova direzione comporti un allentamento della lenza, l’Angler dovrà essere pronto a recuperare velocemente in modo tale da tenere sempre la lenza in tiro.
11. Generalmente nell’ultima fase di resistenza del tonno, questo si posizionerà sul fondo senza più tentare fughe. A questo punto occorrerà iniziare il pompaggio (trazione della canna e recupero veloce, trazione della canna e recupero veloce, e così via).
12. Portato sotto bordo, possibilmente sul fianco del natante in modo da evitare sfregamenti della lenza sulle eliche, si procederà a raffiarlo. Il raffio dovrà essere infilato con un movimento deciso nella parte addominale vicina alla testa. Meglio se lo si assicura con un secondo raffio.
13. Una volta raffiato andrà assicurato con una cima dotata di nodo scorsoio che viene fatto passare sulla coda e tirato. A questo punto non resterà che issarlo a bordo.

 

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